TennisMania con Paolo Cané Tennis e Olimpiadi

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TennisMania
con Paolo Cané

Alle 19.05 appuntamento con TennisMania.
Parleremo del rapporto tra tennis e Olimpiadi e delle tante assenze a Tokyo 2020 dei campioni della racchetta
Conduce Dario Puppo, giornalista e commentatore di Eurosport
Ospite Poalo Cané, l’ex azzurro e commentatore di Eurosport, tennista bolognese che ha fatto sognare l’Italia.
“Si alza da terra e si tuffa come un leone sul passante, lo incrocia e lo rimanda oltre la rete, il pubblico esulta ma Wilander ha un altro guizzo e risponde, Paolo quasi sulle ginocchia chiude ancora il punto, poi cade a terra, esausto, il pubblico che urla, lui macchiato nelle vesti da terra e sudore, si rialza dopo qualche istante, sembra Rambo uscito dalla giungla, la maglia ed i pantaloncini sporchi, il viso stravolto, i capelli indefiniti, si siede in panchina e piange con la testa tra le mani ma ancora non è terminata.”
Chi l’ha vissuta sa che paolo Canè ce l’ha fatta e tutto il pubblico urla il suo nome.

Vinse 3 tornei ATP su 5 finali disputate, oltre a numerosi tornei minori.
Medaglia di bronzo ai giochi olimpici di Los Angeles nel 1984 (quando il tennis era ancora sport dimostrativo) e raggiunse i quarti di finale ai giochi olimpici di Seoul nel 1988.

Paolo Canè sa cosa significa che gli incontri cambiano la vita.
Aveva una racchetta da Tennis un po’ retrò nascosta ed impolverata in legno con le corde gialle, un fodero rosso apribile con la zip e suo padre sosteneva fosse di Adriano Panatta, un regalo che gli fece una volta che venne a fare una gara dimostrativa a Terni.
Fu questo insignificante e poco attraente particolare che mi fece nascere la curiosità per una partita di Tennis.

Nonostante Paolo Canè non sapesse nulla sul tennis nè chi fosse Adriano Panatta se non dai racconti di suo padre, ha vissuto la sua carriera dove non esisteva una così ampia diffusione tramite internet  e non si facevano ricerche sul web.

Da allora poteva fare solo una cosa: trovare una pallina da Tennis, scendere in cortile e giocare contro il muro, alla fine la racchetta era pur sempre uno strumento per divertirmi.

Così fece,

impugnavo la mitica racchetta di Adriano Panatta e sfidavo il muro.

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